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1. Introduzione e caso clinico: Grigor Dimitrov

La lesione del muscolo gran pettorale rappresenta un infortunio poco comune ma significativo negli sport con movimenti sopra la testa. Il recente stop di Grigor Dimitrov per una lesione del grande pettorale ha evidenziato una problematica clinica spesso trascurata nel tennis, dove tradizionalmente l’attenzione è rivolta alle patologie da sovraccarico di spalla, gomito e polso. L’intensità crescente del servizio e dei colpi in posizione aperta ha però introdotto nuove vulnerabilità muscolari, compreso il grande pettorale, che partecipa all’adduzione, flessione e rotazione interna dell’omero durante i movimenti esplosivi.

2. Meccanismi biomeccanici della lesione nei movimenti overhead

Nel tennis, i picchi di forza del gran pettorale si verificano durante la fase di accelerazione del servizio e nei colpi dritti ad alta intensità. Secondo Reinold & Simpson, nelle fasi finali del caricamento del braccio e all’inizio dell’accelerazione, si genera un carico eccentrico combinato con stress rotazionale sulla spalla, che può sovraccaricare il grande pettorale, specialmente in presenza di deficit del controllo scapolare o instabilità gleno-omerale.

Il ruolo della fatica muscolare e della desincronizzazione della catena cinetica è ben documentato anche in Lewis et al. (2024), che dimostrano come le asincronie neuromuscolari nei movimenti overhead possano aumentare il rischio di lesione muscolare primaria.

3. Sport con prevalenza aumentata di lesione del PM

La lesione del grande pettorale si osserva più frequentemente in:

  • Sollevamento pesi e Olympic lifting, dove la lesione del muscolo gran pettorale si manifesta tipicamente durante la fase eccentrica del bench press, come evidenziato nella ricerca di Serrano (2020).

  • Football americano e rugby, dove la lesione del grande pettorale è frequentemente associata a placcaggi o sovraccarico funzionale, come documentato nel recente caso clinico di un atleta professionista in Whittamore & Funk (2023).

  • Ginnastica, nuoto e sport da combattimento, dove secondo Ahmad & Schulz (2021), l’elevata richiesta biomeccanica di adduzione e stabilizzazione scapolare aumenta il rischio di lesione.

4. Protocollo riabilitativo e tempi di recupero

Il trattamento varia in base alla gravità della lesione:

  • Grado I (stiramento): riposo attivo, recupero in 2-4 settimane.

  • Grado II (rottura parziale): terapia fisica intensiva, 6-8 settimane.

  • Grado III (rottura totale): intervento chirurgico + riabilitazione, 4-6 mesi.

La riabilitazione segue un approccio graduale:

  1. Fase acuta: gestione dell’edema e del dolore, crioterapia, TENS.

  2. Fase intermedia: mobilizzazione passiva/attiva, rinforzo isometrico seguito da eccentrico, con focus sulla co-attivazione del core e della scapola (Hibberd et al., 2024).

  3. Fase avanzata: esercizi funzionali sport-specifici, carico progressivo (incluso swing controllato con racchetta), come indicato da Thornhill & Beggs (2020).

La letteratura sottolinea l’importanza di evitare un ritorno precoce all’attività, che può aumentare il rischio di recidiva e sindromi compensative scapolo-omerali o cervicali.

5. Conclusione

La lesione del muscolo gran pettorale, sebbene rara nel tennis, rappresenta un segnale importante da non sottovalutare, specialmente considerando l’evoluzione del gioco verso colpi più potenti e frequenti. Il caso di Dimitrov evidenzia la necessità per medici sportivi e preparatori di includere nella preparazione atletica anche il rafforzamento di muscoli meno tipicamente associati al tennis. La lesione del grande pettorale richiede una valutazione biomeccanica completa e un piano riabilitativo personalizzato per garantire un ritorno sicuro all’attività sportiva.

Hold on and stay strong

Daniele Barillà – Physio Shoulder